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Prendersi cura

Le strutture interpersonali

di una comunità che si prende cura di sé stessa

Ci piace pensare che le crisi che stiamo vivendo possano portare ad una trasformazione profonda del nostro essere.

E’ ormai confermato dalla scienza che siamo immersi in una fitta rete di relazioni da cui siamo modellati e che a nostra volta contribuiamo a plasmare. Ogni volta che persone si prestano attenzione reciproca o compartecipano ad attività, si instaura una relazione caratterizzata da un’azione comune, dalla reciprocità e dall’affettività. L’attenzione non si limita all’osservazione ma implica che i soggetti partecipanti si “accorgano” dell’interesse suscitato a tal punto da rispondere apertamente entrando in relazione.

Sarebbe più corretto allora parlare di “relazionarsi” per descrivere il processo nel quale condividere e creare esperienze, attraverso i linguaggi della comunicazione: quello del linguaggio verbale e quello non verbale, ossia il linguaggio del corpo.
Le neuroscienze hanno scoperto che la struttura stessa del nostro cervello lo rende socievole, inevitabilmente soggetto a un profondo legame cervello/cervello. Questo legame neurale ci porta ad influenzare il cervello e il corpo di ogni persona con cui interagiamo. Durante ogni interazione il cervello è impegnato in una comunicazione emotiva, una danza dei sentimenti.
Il neuroscienziato Richard Davidson dice “tutte le emozioni sono sociali….non è possibile separare la causa di un’emozione dal mondo delle relazioni, le interazioni sociali sono la “guida delle emozioni”.

Un aspetto fondamentale da sottolineare è che le relazioni plasmano non solo l’esperienza ma anche le funzioni biologiche. Queste conoscenze confermano le esperienze del Centro Ricerca Comportamento Linguaggio nel campo della malattia oncologica che descrivono come le relazioni possano essere benefiche per la salute o distruttive quando stressanti e nocive.

Come una relazione può diventare benefica o distruttiva?

Immaginiamo una scena in cui due persone litigano e la loro interazione è caratterizzata da scoppi di ira, aggressività e disprezzo.

Queste emozioni attivano nei due uno stato fisiologico caratterizzata dai tipici segnali di stress: alterazioni della pressioni, del battito cardiaco , attivazione di una cascata di ormoni. Anche quando il litigio finisce lo stato alterato può permanere a lungo.
Il conflitto può concludersi con un chiarimento e quindi con una ripresa della relazione o con una rottura ed una separazione tra i due. Si definiscono così i confini del loro territorio relazionale. Quando invece il territorio emotivo rimane percorso da sentimenti distruttivi, anche se non manifestati apertamente, lo stress diventa cronico e può indebolire il corpo, depotenziarne le riserve immunitarie e le capacità di far fronte allo stress. É confermato il potente meccanismo del “contagio emotivo”, stato per cui siamo in grado di trasmettere reciprocamente le emozioni.
Una relazione ha invece anche un alto potere: creare legami salutari quando i membri si “legittimano reciprocamente”, si rispettano e comprendono il territorio emotivo dell’altro. Legittimare l’altro dispone ad un ascolto profondo, sincronizza l’attenzione sulla lunghezza d’onda dell’altro e da questi atteggiamenti emerge un senso di intesa accompagnato dal sentimento di reciproca comprensione.
La consapevolezza dell’influenza emotiva che ogni persona esercita sugli altri, evidenzia l’importanza dei sentimenti sociali di cui disponiamo per creare connessione ed empatia.
Our common emotions si propone di sviluppare la coscienza della profonda interdipendenza dei nostri legami e di come si possa contribuire, con il nostro sentire ed agire, al benessere comune, disponendoci a coltivare emozioni che favoriscano la serenità e la creatività nelle relazioni.

Le parti sono in armonia con il tutto.