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Prendersi cura

Pratiche contemplative

Per una Comunità che si prende cura di se stessa

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La Contemplative Inquiry permette così di separare il mondo fisico da quello mentale e entrare più facilmente in relazione con gli altri. Non solo. Sfruttando la Contemplative Epistemology, è possibile famigliarizzare con l’incertezza dovuta al continuo cambiamento, così come dicevano gli antichi greci a proposito della “contemplazione”.
La Contemplative Inquiry assume grande rilievo nella stessa Fisica. Gli studi sulla mente estesa e sui processi mentali collettivi (R. Sheldrake, 1981) confermano la necessità di migliorare la metodologia di osservare la mente durante le pratiche di mindfulness e in generale, di perfezionare le tecnologie di investigazione sul nostro mondo interiore e su quello degli altri, soprattutto durante l’interazione sociale. Considerando i risultati della Fisica e delle Neuroscienze nell’indagine del mondo interno (pensieri, sogni, emozioni) utilizzando l’osservazione esterna (M. Kaku, 2014), che fanno capire la grande potenzialità delle tecnologie di produrre le immagini delle nostre emozioni e riprodurre le parole del nostro dialogo interiore, diventa ancora più urgente proseguire il filone della Contemplative Inquiry e perfezionare le capacità biologiche di osservare la mente per vincere la sfida con le capacità tecnologiche.

Mentre la Contemplative Science studia i metodi di indagine sulle proprie emozioni, pensieri e comportamenti, le Pratiche Contemplative applicano le tecniche di indagine. Il termine Contemplative Practices abbraccia una varietà di pratiche e attività indirizzate alla “consapevolezza” e ispirate all’etica secolare (dal latino saeculum, ciò che non appartiene alla religione). Tali pratiche sono ricavate dalle discipline musicali, espressive, teatrali, sportive e comprendono modalità individuali e collettive. Il Centre for Contemplative Mind in Society (The Centre for Contemplative Mind in Society, 2007) per esempio include pratiche focalizzate all’equilibrio fra mente e corpo (Stillness Practices), pratiche mirate all’esercizio fisico (contemplative movement, martial arts, yoga, t’ai chi chuan), oppure alla creatività (contemplative generation, brushwork, sand mandala, chanting), pratiche indirizzate all’attivismo (bearing witness, vigils, pilgrimage to sites where social justice sites), pratiche ispirate alla solidarietà e relazione sociale (dialogue practices, storytelling, council circle).
Queste pratiche hanno in comune la consapevolezza delle proprie emozioni, la coerenza tra comportamenti e emozioni positive e l’orientamento alla valorizzazione della relazione sociale. La Mindfulness è la pratica più diffusa per sviluppare la competenza emozionale e la vita di relazione ispirata all’altruismo (J. Kabat-Zinn, 1994). Le pratiche contemplative hanno altri vantaggi sia sulla vita di comunità sia sul benessere individuale migliorando la concentrazione, la pazienza, l’empatia e la compassione. Noti sono, infine, i vantaggi sul sistema neurofisiologico (B.K. Holzel, M. Congleton, S.W. Lazar, 2011). Ricerche scientifiche ormai ampie mettono in luce i vantaggi non solo sul funzionamento e la struttura del cervello ma soprattutto per i gruppi sociali e le grandi istituzioni (F. R. Kearns, 2012). Le pratiche contemplative secolari sono in crescente diffusione anche in economia (J. Stglitz, 2005) e in pedagogia (A. Zajonic, 2006).

Lo spostamento dalla vita individuale alla vita comunitaria è invocato dalla stessa scienza, grazie ai grandi risultati ottenuti dalla interdisciplinarità, dalla multidisciplinarità e, soprattutto, dalla transdisciplinarità. Il bisogno di condivisione tra discipline e non solo tra gruppi social era già stato sottolineato da Charles Piercy Snow nel suo “libro The Two Cultures” (C.P. Snow, 1959) per prevenire i rischi della separazione tra la cultura scientifica e quella umanistica e sfruttare i vantaggi dell’integrazione tra scienza e letteratura, tra ragione e emozione. Gran parte della scienza più recente, soprattutto Fisica e Biologia (Cfr. R. Sheldrake, 2012, 2013; M. Kaku, 2014) e grazie alla scoperte nel settore dell’Energia, della Materia e della Fisica quantistica, evidenzia la cruciale importanza della relazione e dello scambio dell’informazione. Il fisico teorico David Bohm è tra i più noti nelle applicazioni scientifiche alle scienze sociali. Nel libro On Dialogue (D. Bohm, 1996), viene descritta l’urgenza di dialogare, comunicare e scambiare informazioni per accelerare lo sviluppo umano.

Il dialogo è un processo multidimensionale che oltrepassa la comunicazione o la discussione per estendersi alla natura e intensità delle emozioni, ai modelli mentali sottostanti al linguaggio e agli stessi stati emozionali, al ruolo della cultura e delle convinzioni individuali alle strutture neurofisiologiche che guidano momento dopo momento l’interazione umana. Bohm spiega i principi scientifici alla base del dialogo e dettaglia le pratiche per organizzarlo (come la dimensione dei gruppi e gli strumenti da utilizzare) e per regolare le variabili intervenienti nell’interazione, come la pressione sanguigna, l’adrenalina, la tensione muscolare e così via. Alla base del dialogo vi è la necessità di riconoscere la gamma di emozioni e le reazioni del corpo per convogliare il flusso dei significati verso il pensiero e l’azione collettiva.

Centrale è la necessità di risalire alle proprie rappresentazioni mentali del mondo per sospendere e rivolgere una nuova attenzione agli oggetti dell’esperienza comune (dal latino At-Tentus, tendere a, rivolgere le mente ad un oggetto). Al tempo stesso, diventa cruciale superare la frammentazione dei pensieri individuali causata dall’approccio negoziale inconscio spinto dall’esigenza di convincere e persuadere il gruppo. Convincere e persuadere hanno la stessa radice di vincere. Quando bisogna convincere, secondo Bohm, la realtà viene offuscata per privilegiare interessi personali. Nel dialogo, il verbo convincere è sostituito con la partecipazione cosciente (participatory consciousness) verso il bene comune che nasce dalle emozioni comuni. Partecipare significa essere presenti e questa presenza comune implica una mente comune che non esclude le menti individuali, ma da esse nasce quando è raggiunto un significato comune. Intermedia tra Discussione e Dialogo è posta la Conversazione che non ha scopo di condividere decisioni come nel Dialogo ma di predisporre le condizioni per lavorare e cooperare (dal latino conversari, trovarsi insieme).

In breve, David Bohm illustra una nuova cultura delle relazioni sociali non più centrata sulla negoziazione ma sulla condivisione emozionale e il conseguente accordo sui significati e sulle rispettive azioni.