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Per una geopolitica della sostenibilità emozionale

La Paura, l’Umiliazione e la Speranza sono tra le principali correnti emozionali che attualmente configurano lo stato dell’essere dell’umanità.
Fino a poco tempo fa potevamo distinguere territori emozionali ben delineati come potevano essere la Speranza negli anni post la IIa Follia mondiale, l’Umiliazione inflitta alla popolazione discriminata dall’apartheid in Sudafrica e l’Umiliazione subita dalla popolazione irachena quando una verità fabbricata ad hoc (esistenza di armi di distruzione di massa) servì per giustificare l’invasione e la distruzione del paese. Non ultima, la Paura che aleggiava mentre la così denominata “guerra fredda” si scaldava nella crisi dei missili nucleari nei Caraibi, a sole 40 miglia dagli USA.
Oggi che viviamo i venti residui degli accordi di Yalta che hanno sancito l’esistenza dei blocchi, mondo libero-mondo comunista, il “duello” Corea-Trump ricorda la paura atomica in Europa e in Asia mentre l’America Latina vede svanire le Speranze nate con la morte delle dittature militari e inghiottite dal crescente mostro della corruzione nei paesi giganti Messico, Brasile e Venezuela sommati ad altri disastri sociali quale l’indebitamento della popolazione e l’esistenza di un elevato numero di “bande armate”.
Diversamente dai tempi in cui la Paura del regime in Polonia fu abbattuta dalla Speranza contenuta nelle rivendicazioni di Solidarnosc diffuse con la velocità dei fax, ora i flussi emozionali percorrono le onde dell’Universo digitale cucendo mondi che si indignano davanti ad un’ingiustizia, che rivendicano un sentire comune di fronte all’altro che soffre, ne sono esempio le tante campagne per i diritti umani, portate avanti in rete.