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L'apprendimento della consapevolezza
per lo sviluppo umano

Sostenibilità dello sviluppo umano


Il riferimento frequente alla sostenibilità e sviluppo sostenibile è quello contenuto nel Rapporto del 1987 del World Commission on Environment and Development che definiva sviluppo sostenibile come lo sviluppo che soddisfa i bisogni della popolazione presente senza compromettere la capacità delle generazione di soddisfare i loro bisogni. La preoccupazione era quella di conciliare gli obiettivi economici, con la tutela ambientale e i bisogni sociali. Le tre dimensioni della sostenibilità complicarono la prospettiva di sviluppo fino ad allora perseguita e mirata esclusivamente alla crescita economica. La multidimensionalità degli obiettivi poneva nuovi interrogativi come quelli riferiti alla relazione tra approvvigionamento di cibo e acqua, uso del territorio e conseguente perdita di biodiversità; metteva in luce il conflitto fra il costo delle fonti energetiche non inquinanti e la povertà; riaccendeva la discussione sulla priorità degli obiettivi da perseguire. Senza arrivare ad una visione integrata, le tre direttrici dello sviluppo, quella economica, quella ecologica e quella sociale hanno proseguito separatamente, approfondendo la “propria” prospettiva di sostenibilità, ognuna portatrice di ampie differenziazioni interne (H. Daly,  1996). Le diverse prospettive hanno messo in luce alcune aree tematiche comuni, di seguito richiamate. La conservazione delle risorse naturali è considerata essenziale per la sostenibilità della produzione attuale ma anche per l’organizzazione produttiva delle generazioni future, all’interno di un’etica legata ai meccanismi di mercato ritenuti, comunque, prioritari. La limitazione della popolazione umana, tema sollevato dal Club di Roma negli anni Settanta, è stato collegato all’integrità degli ecosistemi e alla diversità delle specie, non tanto quanto valore in se, quanto, invece, quale strumento funzionale alla sostenibilità umana. Le politiche demografiche assumevano un aspetto centrale dello sviluppo economico e indirizzate verso bassi tassi di sviluppo della popolazione, sia per limitare l’impatto sull’uso delle risorse, sia per promuovere l’ingresso della donna nel mercato del lavoro (S.J. Sherr, 1997).

Le diseguaglianze sociali venivano così affrontate come fattore secondario dello scenario macroeconomico, insieme ai danni ambientali, che avrebbero dovuto essere risolte per non compromettere le traiettorie economiche e finanziarie dello sviluppo. L’uguaglianza, l’educazione, la salute e i diritti fondamentali venivano affrontati quali principi universali, ma difficilmente tradotti all’interno delle formule econometriche della crescita riassunte nel prodotto interno lordo e nella produttività aziendale.

La transizione verso una agricoltura più produttiva occupava la scena della sostenibilità in agricoltura. L’industrializzazione dell’agricoltura con l’introduzione di nuove tecnologie agricole, fertilizzanti più potenti  ma meno inquinanti, era l’argomento saliente insieme a quello dell’acqua e dell’aumento del suolo coltivabile. Sul lato della domanda, minore attenzione era rivolta all’equità nella distribuzione dei prodotti alimentari (J. Pretty, 2000). I rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change pressavano i governi a introdurre nuove politiche energetiche per limitare la produzione dei gas serra, ridurre l’inquinamento delle fonti fossili e usare fonti rinnovabili. Ogni Paese si vedeva così forzato ad affrontare nuovi investimenti sulle energie rinnovabili (T.B. Johansson, J. Goldbember, 2002).

Fra gli obiettivi dell’industria, prevalevano quelli sull’ecologia industriale che implicavano la ristrutturazione di interi settori industriali inquinanti con la transizione verso la green economy (R. Ayres, 1996).

I profili tematici ricordati, comuni alle tre prospettive dello sviluppo sostenibile, pur nella loro validità intrinseca ma insufficienti di un quadro logico unitario, non sono riusciti a conseguire gli obiettivi della sostenibilità, come dimostrano i parziali risultati della strategia UN Millennium Development Goal e l’autocritica delle Istituzioni Internazionali velatamente dichiarata nella Conferenza delle Nazioni Unite del 2012 sullo Sviluppo Sostenibile. Infatti, l’estrema povertà non è stata vinta, l’educazione primaria universale nemmeno, la parità di genere è ancora un miraggio, la mortalità infantile ancora alta, la salute materna ancora bassa, l’HIV e AIDS sono ancora molto diffuse, il degrado ambientale è diventato insostenibile, il partenariato per lo sviluppo ancora debole. In questo quadro si colloca la discussione sullo sviluppo umano, di seguito descritta.