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L'apprendimento della consapevolezza
per lo sviluppo umano

Il ruolo dell’apprendimento

Competenze emozionali

Se la sostenibilità emozionale non è spontanea ma deve essere appresa, allora si deve capire cosa sia la competenza emozionale, a partire dal significato di competenza.
Questo capitolo presenta una rassegna della letteratura sull’argomento con breve paragrafo iniziale introduttivo al concetto di competenza in generale. I molteplici riferimenti bibliografici sulla competenza emozionale hanno in comune due caratteri. Il primo è la capacità di controllare le proprie emozioni mentre il secondo è la capacità di liberarle.
Le emozioni in questione sono opposte.
Quelle che si devono liberare sono quelle positive , come la generosità o il perdono. Il controllo delle emozioni negative implica la prevalenza di un’azione riflessiva verso i sentimenti interiori.
La liberazione delle emozioni positive implica la prevalenza verso un’azione altruistica, sganciata dall’individualità. Inoltre, la coltivazione dell’emozione positiva è legata al comportamento attivo volto a risolvere la situazione bisognosa di aiuto o di cooperazione, come accade nel caso dell’empatia.
Diversamente dalla competenza tout court (competenza professionale e artistica) la competenza emozionale richiede un livello superiore di competenza (meta-competenza) corrispondente alla “consapevolezza” costituita dalla capacità di osservare la propria sfera emotiva-affettiva e comprendere le influenze da essa esercitate sulle proprie emozioni e le proprie azioni.Relazione mente-cervello-ambiente nell’apprendimento


/p>Competenza, di origine latina (cum-petere) designa un’azione di “andare insieme, far convergere nel medesimo punto” e si riferisce a due parti, una che richiede e una che offre. L’oggetto dell’incontro tra domanda e offerta è rappresentato da conoscenze (informazioni), abilità (capacità cognitive e tecniche di applicare le conoscenze) e atteggiamenti (modalità di interagire).
Aristotele nel Etica Nicomachea illustrava la competenza nei momenti dell’ira. Scriveva che arrabbiarsi è facile ma non è assolutamente facile arrabbiarsi con la persona giusta, nella giusta misura, nel modo giusto, nel momento giusto e per la giusta causa. La competenza di regolare l’ira comprende almeno queste dimensioni. Poiché la competenza non può essere misurata (G. Bateson, 1979) è è stata introdotta la distinzione tra competency (competenza potenziale per uno specifico contesto) e competenze (risultato osservabile della competenza in azione).
Gli studi di Varela e Maturana (F. Varela, H. Maturana, 1980); sulla relazione mente-corpo e sull’autopoiese (auto-generazione), hanno radicalmente modificato lo studio della competenza. L’assimilazione del processo apprenditivo ad un sistema che genera e mantiene la propria identità biologica in presenza di un continuo cambiamento delle sue componenti, ha spostato lo studio sulle determinanti energetiche, fisiche, chimiche ed elettriche che caratterizzano le reazioni biochimiche nella relazione tra soggetto e ambiente. Grazie a questo continuo processo di autodeterminazione (autopoiesi) l’organismo non può essere ridotto alle sue molecole, ma considerato nella sua unità, come aveva già indicato Bateson (G. Bateson, 1991).
Non è una specifica area cerebrale che conta e che tratta le informazioni, come può essere la memoria, bensì è la dinamica tra le parti che conta. Varela concluse che l’autopoiesi deve essere applicata in tutti i livelli dei sistemi viventi, dalla singola cellula al sistema immunitario, dalla mante alle comunità. Il processo apprenditivo appare così come una relazione tra interno ed esterno e tra componeti elettrochimiche della mente. L’apprendimento non equivale alla sommatoria di informazioni che vengono trasferite ad una parte che conosce ad un’altra considerata tabula rasa, al cui interno si incrementa lo stoch conoscitivo attraverso la memoria a breve e a quella di lungo termine. Con l’introduzione dell’approccio in prima persona nello studio della consapevolezza, chiamato neurofenenomenologia, la comprensione della competenza si situa all’interno della relazione tra mente-cervello, corpo-ambiente. É stata così spiegata l’attività plurima e orchestrale generata dalle emozioni e l’interdipendenza fra il lobo frontale, quello parietale e le aree più profonde del cervello come l’amigdala e l’ippocampo. Le emozioni diventano parte costitutiva di ogni pensiero e di ogni azione, anziché essere relegate a “turbamento”, perdita di lucidità e della ragione. Non solo. Emozioni e ragione non corrispondono alla ripartizione tra l’interiore e l’esteriore che connota la relazione con se stessi e la relazione con gli altri (non solo interior intimo meo).
Con l’avanzare degli studi e delle ricerche (Damasio, Goleman, Davidson, Sieghel e altri) l’ipotesi della interdipendenza fra ragione e emozione è diventata sempre più solida e con essa ha acquistato rilevanza il ruolo delle emozioni nel comportamento e nella prestazione, come dimostrano gli studi di Watkins (A. Watkins, 2013).

Antecedenti della competenza emozionale


É stato dimostrato che intervenire sulla competenza emozionale, e quindi sulle emozioni, è una strategia che permette di raggiungere i risultati con maggiore efficienza. In più, le emozioni diventano essenziali nella promozione delle competenze tecniche. le emozioni coinvolgono anche il meccanismo più diretto per regolare le funzioni del sistema nervoso centrale e periferico. capire la struttura e il funzionamento di questo processo informativo dell’apprendimento appare essenziale per comprendere la competenza emozionale. Una ampia letteratura ha dimostrato i benefici della competenza emozionale in ogni contesto vitale, dalla scuola al lavoro, dalle istituzione pubbliche ai luoghi di cura. La competenza emozionale è lo strumento fondamentale anche nei contesti bellico e di forte conflitto (R.Lazarus, 1996). Indispensabile nei contesti che richiedono cooperazione e collaborazione. La ricerca ha anche evidenziato la relazione tra emozioni positive e negative con le situazioni vitali caratterizzate da stress o da relax. la competenza emozionale, in questi casi, è in grado di inibire i neurotrasmettitori e gli ormoni dell stress sviluppando le condizioni chimiche (ossitocina) (A. Watkins). É stato dimostrato che intervenire sulle competenze emozionali, e quindi sulle emozioni, è una strategia che permette di raggiungere i risultati con maggiore efficenza. In più, le emozioni diventano essenziali nella promozione delle competenze tecniche. Le e mozioni coinvolgono anche il meccanismo più diretto per regolare le informazioni del sistema nervoso centrale e periferico. Capire la struttura e il funzionamento di questo processo informativo dell’apprendimento appare essenziale per comprendere la competenza emozionale. Una ampia letteratura ha dimostrato i benefici della competenza emozionale in ogni contesto vitale, dalla scuola al lavoro, dalle istituzioni pubbliche ai luoghi di cura: La competenza emozionale è lo strumento fondamentale anche nei contesti bellici e di forte conflitto (R.Lazarus, 1996). Indispensabile nei contesti che richiedono cooperazione e collaborazione. La ricerca ha anche evidenziato la relazione tra emozioni positive e emozioni negative con le situazioni vitali caratterizzate da stress o da relax. La competenza emozionale, in questi casi, è in grado di inibire i neurotrasmettitori e gli ormoni dello stress sviluppando le condizioni biochimiche (ossitocina) (A.Watkins).