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L'apprendimento della consapevolezza
per lo sviluppo umano

Uno sviluppo minacciato


Il concetto di vulnerabilità viene affrontato in modi diversi a seconda dell’agenzia UN di riferimento. l’ILO considera la vulnerabilità rispetto alla capacità di conservare o trovare occupazione, mentre, per esempio la WHO la intende come rischio per la salute fisica e mentale. L‘Unione europea specifica il concetto di vulnerabilità in termini di popolazioni vulnerabili. L’UNDP Report lo dettaglia in termini di riduzione dell’impoverimento delle capacità degli individui e delle comunità, integrandolo al concetto di Resilienza (Human Resilience). La parola “resilienza” è usata in diversi modi nelle diverse discipline. Nelle scienze naturali o in ingegneria la resilienza è intesa come la proprietà che permette ad un sistema di ritornare ad uno stato di equilibrio dopo un cambiamento drastico o shock. Nelle scienze sociali la resilienza è intesa come la capacità individuale o gruppale di assicurarsi risultati favorevoli nonostante circostanze vitali cambiate o peggiorate. Tuttavia, un individuo o una collettività può diventare resiliente a spese di un altro individuo o un altro gruppo sociale. In questo caso, sono gli stessi attori di un territorio che sono fonte di vulnerabilità. Per questa ragione, la resilienza deve essere costruita sviluppando le capacità e le competenze individuali o collettive in uno spirito di cooperazione e condivisione con gli altri individui e gruppi. In particolare deve essere approfondita la conoscenza delle diverse componenti di un sistema sociale e i meccanismi di interazione fra le diverse componenti. Il Rapporto UNDP 2014 focalizza l’attenzione sui gruppi con maggiore vulnerabilità come nel caso della povertà, della salute, delle condizioni igieniche, dei conflitti armati, dei disastri ambientali, a fine di costruire nella resilienza un fattore di promozione umana. L’elenco delle minacce che conducono alla vulnerabilità può essere riassunto nei rischi economici (300 milioni di disoccupati e 6 miliardi senza protezione sociale), nelle ineguaglianze (le 100 più ricche famiglie hanno un reddito pari a quello di 5 miliardi di popolazione nei paesi poveri), nella salute (14 milioni di morti per infarto e 6 milioni per motivi respiratori, 80% della mortalità infantile è in Africa), nei disastri ambientali (il numero dei rifugiati per disastri ambientali ha superati quello delle guerre), l’insicurezza alimentare (1 miliardo di persone sono malnutrite), e conflitti militari (2 milioni di morti). Nel Rapporto è descritta anche la relazione tra persone vulnerabili e la causa della vulnerabilità con l’indicazione delle politiche necessarie per ridurla e costruire la resilienza. Le tre P che avevano caratterizzato la politica per la sostenibilità degli anni Ottanta (People, Planet, Profit) sono ora sostituite dalle tre P necessarie per ridurre la vulnerabilità e costruire la resilienza degli anni che aprono il Nuovo Millennio (Prevention, Promotion, Protection). La terza P, quella riferita alla Protezione assume grande rilievo sia rispetto allo sviluppo umano, sia rispetto alla tutela ambientale. Mentre le persone senza protezione sociale sono 6 miliardi, il numero dei disastri climatici ha superato i 4000 nel 2012, superando così le condizioni di sostenibilità vitale di alcune popolazioni più vulnerabili di altre. Se si pensa che il cambiamento del clima non è legato a fenomeni naturali ma all’impatto esercitato dall’inquinamento industriale e dagli stili di vita della popolazione più ricca, allora l’integrazione delle politiche per la sostenibilità ambientale con quelle per lo sviluppo umano sostenibile diventa l’imperativo delle politiche per lo sviluppo sostenibile dei prossimi anni.